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Recurrent implantation failure (RIF)Fallimento d’impianto embrionario ricorrente

Esiste davvero? Come affrontarlo?

Fallimento d’impianto embrionario ricorrente – definizione

Linee guida RIF

Negli ultimi anni sono state pubblicate diverse linee guida che possono aiutare a orientarsi in questo argomento controverso. La più recente linea guida di ESHRE (2023) è stata redatta da un gruppo di lavoro di esperti internazionali e ha classificato le potenziali indagini e gli interventi utilizzando un sistema a semaforo basato su evidenze scientifiche pubblicate di alta qualità. Sebbene pochissime indagini abbiano ricevuto il semaforo verde, quelle della categoria gialla potrebbero comunque essere prese in considerazione dopo un’adeguata informazione al paziente e anche quelle rosse sono proposte in molte cliniche per soddisfare la crescente domanda o idealmente, in un contesto di ricerca.

Quali sono le indagini e gli interventi raccomandati (verdi)?

Secondo la recente linea guida ESHRE RIF (2023) un semaforo verde è attribuito alla valutazione e ottimizzazione dei fattori legati allo stile di vita (obesità, dieta, fumo, alcol, caffeina, stress), alla valutazione e ottimizzazione dello spessore dell’endometrio (dovrebbe essere di almeno 7 mm) e allo screening trombofilico (predisposizione genetica o acquisita alla formazione dei coaguli, in particolare la sindrome antifosfolipidica).

Quali sono le indagini o gli interventi FACOLTATIVI (gialli)?

Quali sono le indagini o gli interventi NON raccomandati (rossi)?

Un semaforo rosso è attribuito al dosaggio e alla supplementazione di vitamina D (la vitamina D ha comunque un effetto positivo sulla fertilità), al test del microbioma uterino (una flora batterica normale è associata a esiti positivi), a vari test e trattamenti immunitari (tra cui l’autoimmunità tiroidea, il test delle cellule natural killer uterine e periferiche, valutazione delle cellule T uterine, livelli di citochine nel sangue, test di compatibilità KIR-HLA), valutazione del DNA mitocondriale embrionario (ancore in gran parte sperimentale), FISH dello sperma o test di frammentazione del DNA dello sperma (per valutare in modo più approfondito la qualità intrinseca degli spermatozoi) e scratching endometriale (leggero raschiamento della cavità uterina prima del transfert embrionario). Mentre alcuni di questi esami sono promettenti e necessitano di ulteriori indagini (ad esempio, il test del microbioma), altri sono più controversi (test immunitario e trattamenti adiuvanti) o sono stati inequivocabilmente confutati (il scratching endometriale).

Qual è l’approccio migliore nella pratica clinica quotidiana?

Nonostante i grandi progressi della scienza riproduttiva e le crescenti percentuali di successo, il fenomeno di RIF rappresenta ancora un problema clinico quotidiano che deve essere gestito. Attualmente molte indagini e interventi sono offerti empiricamente senza un forte razionale scientifico, soprattutto nelle cliniche private che sono sottoposte a una costante pressione da parte dei pazienti e per rimanere competitivi. Questo è anche largamente influenzato dall’ambiente legale di ogni paese, dalle pratiche cliniche e dalla politica di ogni clinica. Attualmente è ancora a discrezione di ogni medico trovare il giusto equilibrio tra un maggiore uso empirico di esami e terapie “add-on” o un approccio più basato sull’evidenza.


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